Stage o StRage? Il Blog della Stagista
Concorso pubblico per la stagista
Se i genitori della mia generazione "figlia" avessero potuto esprimere un desiderio per la propria prole non avrebbero battuto ciglio. Avrebbero rinunciato a vederci col tocco in testa, avrebbero volentieri ceduto a qualcun altro un posto nella casa del Grande Fardello, addirittura sarebbero stati in grado di accettarci gay e senza fede al dito. Ma all'unanimità, di certo, vorrebbero per noi un posto di lavoro a tempo indefinito (per-tutta-la-vita-finchè-morte-non-ci-separi) in un'amministrazione pubblica. Non importa quale. Basta che sia una e che sia statale, con tanto di stemma con foglioline antiquate.
E così li vedi dire al panettiere: "Signora Rosa, so che sua figlia lavora al Comune. Lo sa, anche mia figlia si è appena laureata… so che cercano gente che si occupi di comunicazione in quell'amministrazione…".
O ancora peggio si affaccendano per farti recapitare a casa il manuale del perfetto vigile urbano o gli inutili beta-test degli Editori Arricchiti Riuniti.
Fortunatamente i miei genitori non sono mai stati così. Forse perché sanno che vado per la mia strada, forse perché sono una StRagista o, più verosimilmente, perché ritengono che per occupare un posto statale ci voglia la raccomandazione. E noi a Periferiland non conosciamo nessuno. La figlia del panettiere, dalle nostre parti, è agli arresti domiciliari per aver rapinato, lo scorso anno, il Pum.
Stavolta però ho deciso anch'io di fare la figlia modello e di plasmarmi sulla base delle aspettative di un padre-tipo e di una madre-tipo che vivono, non so, alla Sgarbatella.
Ho preparato il mio curriculum in formato paneuropeo e intergalattico e l'ho corredato con una domanda debitamente compilata e creditamente firmata. Ho spedito con raccomandata con ricevuta di ritorno, senza aspettarmi nessuna raccomandazione sulla via del rivenire.
Ma l'inesperienza da StRagista mi ha seccato anche questa volta. Sembra che anche i posti pubblici non siano più così dorati, come quelli di tanto tempo fa. Mi sono candidata per un posto da co.cco.dè in un'amministrazione: un altro ossimoro stagista. Non esistono più le mezze stagioni. Si stava meglio quando si stava peggio.

Heil-Hitler Phone
Oggi Adolf mi ha chiamato al rapporto al suo tavolo di ciliegio. Dovevamo realizzare una presentazione per convincere il cliente Vendocultura ad acquistare un po’ di fumo da noi.
"Tu Luce dovere preparare grafico che illustra che con nostra comunicazione, Vendocultura potere avere molto più studenti. In periodo di Grisi studente crede che con attestato lui potere trovare lavoro. I gggiovani devono comprare corso di formazione perché convinti da nostra brava comunicazione, così loro avere tanta speranza. Chiaro?"
Yesss.
"Business della formazione essere semplice. Stessi costi fissi, alto guadagno. Più studenti essere per ciascuna classe, più Vendocultura può guadagnare. Tu dovere creare bel copy. Non so…Più lo studio paga, più il lavoro appaga… oppure… Histudium, magistra laborum…" vaneggia Adolf.
Un po’ perplessa rifletto sul nuovo copy di Vendocultura, il sapere in offerta al mercato della verdura.
"Luce perché fare quella faccia? So che essere contro tua etica, ma tu essere molto giovane e ingenua. Che credi che io ho visto tua laurea quando tu venire per prima volta qui? Io visto tue capacità e basta. Oggi la laurea prendere tutti, ma speranze avere in pochi. Cosa pensi? Si può apprendere più da un anno di studio all'università o da un anno di lavoro in azienda?"
Drriiiin- driiiiiiiin- drrrriiiiiiiiiinn. Squilla l'Heil-Hitler Phone di Adolf e mi salva da una domanda amletica.
Ne approfitto per sciogliere le righe e tornarmene in postazione. Nonostante tutto, vedo i fiorellini
Fuori dall'ufficio mi aspetta Jacopo e la nostra nuova relazione. E in più, tra pochi giorni, ho un concorso pubblico: il sogno di ogni mamma italiana così elegantemente anni '50.
La speranza è proprio l'ultima a morire. Noi bebè, invece, abbiamo vita lunga.











