I sogni non fanno la felicità
Cari stagisti,
nonostante la grossa grisi che avvolge il globo, questo sabato ho deciso di investire 15 euri nella movida notturna.
Io e Sheila ci siamo infiocchettate con eye-liner e lip gloss e siamo andate a ballare in un locale all'aperto (TREEEEENDIIIIII, come dice la mia amica).
Mi sono sentita come quegli italiani che si indebitano per andare a Sharm Shake Yourself, o ancora, come i ragazzini di 15 anni che fanno sgobbare il papà muratore per poi sfoggiare la maglia di OFFendi.
Il problema è che questa uscita di scena di Filiberto, il bel stagista junior, mi ha disorientato. IO dovevo essere una meteora di passaggio a Palazzo Kabul, invece sono mesi che scavo qui dentro, nella speranza di un'occasione migliore.
Adolf è sempre nella mia testa.
"Luce ora che non c'è più la tua tutora devi dimostrare me quanto valere te".
"Luce ordinare tre caffè al bar. Prego"
"Per comunicato stampa di questo mese fatturare 3.000 euro"
E a me vanno sempre i soliti 400.
Arriviamo al locale. C'è una piscina limpida. Sembra di essere in una festa high-school americana.
La musica rimbomba forte, ma nonostante il frastuono sento la voce del Fuhrer che mi chiama.
"Luce, lunedì ti aspetto…non uscirai dall'ufficio finché non avrai completato tutto il tuo lavoro, saltellando su di un piede solo…Non potrai passare nemmeno dal Via a ritirare il tuo denaro"
Non bastano più 15 euri e tanta birra per uccidere il dittatore.
La mia giornata inizia all'alba, non appena mi trascino fuori di casa e termina alle 20 quando, dopo aver attraversato mari e monti, ci rimetto piede. La sera vorrei spengere il cervello, rilassarmi e dimenticare tutto, ma non ho nemmeno il tempo di pensare. E' già buio, devo riposare, Adolf mi aspetta.
E allora vado vicino alle casse. Voglio che la musica mi penetri nel sangue, lo affoghi, fino a farmi scoppiare questo ronzio nella testa. "Ehi Luce!!! Che ci fai qui??? Ma ti senti bene?" mi chiede Jacopo tutto sudato.
Scoppio in un pianto nevrotico e disperato e abbraccio fortissimo il mio migliore amico che fino a pochi secondi prima si trastullava in una danza binaria (0-1-0-1).
"Luce molla questo cazzo di lavoro, te ne prego."
Sorrido. "Ma io non lavoro… faccio uno stage"
"Chiamalo come ti pare, basta che lo molli. Non ti sopporto più. Sei diventata un'isterica e poi, in qualche modo ti posso dare una mano…" dice Jacopo aprendo una piccola porticina verso di me.
"Uhm. Davvero?"
"Sì, dove lavoro io stanno cercando un altro stagista per ufficio stampa a 350 euro al mese per 3 mesi, poi forse assumono… Così mi hanno detto. Alla fine per te sarebbero solo 50 euro in meno, ma con un ambiente decisamente più tranquillo!"
E vai di asta al ribasso.
Nuovo CV, nuova lettera di presentazione. Altro giro, altra corsa.
"I sogni non fanno la felicità, vero Jacopo?"
"Luce… il proverbio recita: i soldi non fanno la felicità! Ricordatelo!".












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