Stage o StRage? Il Blog della Stagista

Le agenzie intratterinali

Cari amici stagisti,
oggi voglio parlarvi di un'entità molto fashion che si colloca nel bel mezzo della passerella dello strusciante mercato del lavoro.

Avete mai sentito parlare dell'agenzia intratterinale?
Forse ne avete notate alcune nella vostra città. Si riconoscono per i vetri trasparenti (quasi a voler mettere in vetrina il disoccupato itinerante) e per i manifesti pubblicitari inneggianti al potere della risorse DISumane (just throw it!).

Le immagini raffigurano uomini ai nastri di partenza, sorrisi incravattati e segretarie occhialute che saltellano. E così ti viene voglia di entrarci dentro, sventolare il tuo curriculum e raccontare i tuoi interessi personali nei dettagli (mi piace il bricolage, da piccola ho fatto karate e amo leggere libri gialli, ma non thriller).
Ma l'entusiasmo si spegne dopo pochi minuti. O almeno è quello che è accaduto a me La Prima Volta.

Sono entrata sbandierando il mio cv in comunicazione, per uscire con in mano un'offerta per la posizione di "Ragazza Welcome".
Il lavoro consisteva nel salutare con un "buongiorno" o un "buonasera" i clienti che entravano in uno store sportivo. Bè non era proprio ciò che desiderassi, però "Ragazza Welcome" si intonava perfettamente con l'architettura aranciata e open-space dell'agenzia intratterinale.
Ma il destino ha voluto che un mio concorrente si presentasse al colloquio proprio con le scarpe dello store sportivo a cui fare il portierato. Il mio incubo da Signorina Buonasera è stato infranto, in favore di un ragazzo decisamente più in linea con i valori profondi espressi dalla marca.

Domani tornerò in un'agenzia intratterinale. Mi hanno chiamata per un colloquio conoscitivo. Penso di drogarmi di Black Bull per adattarmi all'ambiente energicamente trotterellante.
L'e-mail dice "Presentarsi domani alle 10.30. Firmato Stageur".
Stageur è il logo che racchiude tutta la brand identity della mobilità intratterinale.
Stavolta non mi fregheranno per un paio di scarpe da ginnastica, indosserò un abito arancione.

 

Si chiude una porta, si apre una cabina

Cari amici stagisti,

questo weekend ho deciso di spaparanzarmi al mare. O meglio di prendere il sole sul Grande Raccordo Isolare che circonda la Capitale. Nei ferragli surriscaldati della Uno Fuego di Jacopo, io Sheila, Filiberto e un certo Dario, ci abbiamo passato ben un'ora e mezza.
A prima vista, Spasso Oscuro, con le sue bottiglie di Cacca Cola e assorbenti che volano in acqua, sembra davvero un'oasi felice, in grado di liberarci subito dall'isolamento della serra del Raccordo.

Jacopo ha un'aria scocciata. Non vede di buon occhio il nuovo arrivato Filiberto, ormai considerato l'eroe maledetto fuoriuscito da Palazzo Kabul.
Sheila, invece, non ha trovato l'olio solare al cocco che la protegge dai raggi UVA, UVB e anche dagli UFO.
Filiberto ha la kefia al collo, da vero eroe maledetto, ma ha paura di essere bastonato per questo.
Dario è stato portato a forza da Jacopo, ma ne è soddisfatto. Avrebbe voluto riposare stamattina, ma ora il sole lo invita a correre verso l'acqua libera.

Me medesima, la stRagista, non ha occhi che per il mare che le fa intuire ancora grandi possibilità future. E dopo aver pensato questa massima in terza persona, in barba ai vips, posso andare tranquillamente a fare un tuffo con questo Dario.
Il ragazzo nuota a ranocchia e sembra assaporare tutti i presagi che il mare marroncino, ma enorme, può far ben sperare.
Io lo seguo.
Dario è un ingegnere gestionale ed ha la mia età.
Quante volte mi hanno detto che potevo iscrivermi a "Ingegneria" od "Economia", no questa cavolo di scienze dell'autoconvinzione!
Ma Dario no, non me l'ha mai detto, anche se ci conosciamo superficialmente da un po'.
La sua rana nuota tra numeri e analisi di gestione, la mia tra notiziole scoopose e copy stereotipati, ma siamo comunque nello stesso mare.
Dario ha mollato gli 800 euri e il Pre-getto della sua esserrelle per uno stage all'estero e poi è tornato qua.
Io sono in attesa di un MY-DAY per fuggire via da Palazzo Kabul.
E intanto facciamo il morto a galla.
A Dario gli hanno detto: "chiusa una porta, ti si apre una cabina" e, dopo l'esperienza all'estero, gli hanno offerto di pulire cabine telefoniche per tre euro a postazione.
Nel mio caso, invece, è stato necessario firmare un Pre-getto basato su abitudini aziendali ataviche, non scritte, ma tramandate di precario in precario.
Torniamo a riva ranocchiando, gli amici ci aspettano. Questo mare è diventato ormai uno stagno.

La stagista in Europa

Cari amici,

lo scorso week-end sono andata a trovare la mia cara Robertina a Dublino.

La mia compagna stagista in cerca di fortuna è arrivata fino all'ACCAPì, la multinazionale del piccì. Trascorre le sue giornate al telefono con italiani che pretendono un mouse per il proprio lappetoppe o che vogliono che la mail appena inviata non arrivi in nessun caso al destinatario. Insomma è diventata una sorta di crocerossina informatica.

Il lavoro è pagato bene, 1.900 euri netti al mese. Stipendio bassino a detta degli irlandesi, ma che lascia a bocca aperta gli itagliettiani abituati alla StRage.
Ma il bianco non è così candido come appare a prima vista.

Molte aziende stanno chiudendo interi reparti. Le multinazionali americane che hanno trasformato le campagnole in donne in carriera stanno mordendo al collo la tigre celtica. E gli italiani tornano gattini con la coda tra le gambe.

"Ho paura di non sapere più dove fuggire. Ho paura di non stare bene in nessun posto. Vorrei solo fare il lavoro per il quale ho studiato per anni e poter ricevere uno stipendio dignitoso" mi confessa imbronciata Robertina.

Allora le racconto di Elisabetta, una brava fotografa. Elisabetta ha più o meno la nostra età e vive a Berlino. L'ho incontrata grazie alla mia Vita da StRagista, quella sconosciuta ai conoscenti, ma nota ai vicini di cuore e di bit. Mi ha scritto raccontandomi il suo interessante progetto "Structurally recyclable, basically disposable", una mostra che racconta lo stage attraverso le esperienze dei giovani di tutta Europa. Elisabetta promette di scattare foto agli stagisti e di accompagnare ogni immagine con le parole dettate dagli stessi protagonisti. Il concetto su cui si basa la mostra è quello del "riciclabile". Lo stagista, infatti, come ben sapete, si usa per tre mesi, sei mesi, poi viene riciclato con un nuovo, economico ed ecologico neostagista. E la catena continua fino a che non arriva lo StRagista che la  spezza.

Ma qualcosa in Europa sembra muoversi.
Tra Repubbliche degli StRagisti, Structurally recyclable, basically disposable, e gli scopritori di Mtvisnotsocool, forse non c'è da fuggire, ma da s-catenarsi.
L'opera di Elisabetta Lombardo che potete ammirare di seguito, dice proprio questo.

 

Stagista a progetto

Cari stagisti,

squillino le trombe: Adolf si è pronunciato. Il mio capo ha approfittato fuggitivo di un attimo in cui in stanza non c'era nessuno per propormi L'Offerta.

"Luce StRagista io avere pensato per te forma di contratto, se tu accettare. Essere contratto flessibile, perché a me piacere società snella, fluida, ballerina. Tipo "Kaori sei unica", presente?"

Annuisco dubbiosa, immaginandomi a spalmare Filadelfia su tartine cavialiche destinate ad Adolf.

"Io proporre te, contratto a pre-getto per tre mese. Poi vedere. In questa società tu potere fare quello per cui essere portata. Inventare notizie, scrivere per i robot senza cervello di Gugol ed elaborare dei copy che illudano il consumatore di stare più freschi con pelliccia di lupo."

E pensare che io con la laurea credevo di poter migliorare il mondo! Sigh sob!
…Inizio a leggere i tre fogli freschi di stampa.

"Contratto di lavoro a pre-getto tra la società Palazzo Kabul s.r.l. e la giovine Luce StRagista.
Premesso che Palazzo Kabul s.r.l. svolge l'attività di realizzazione e promozione di prodotti ed eventi a carattere culturale…"

…culturale?!?!!!

"…Si conviene quanto segue
1)    Il collaboratore, la giovine Luce StRagista svolgerà la propria attività in maniera autonoma, al di fuori di ogni vincolo predeterminato di orario e presenza
2)    Il committente Adolf non eserciterà nei confronti del collaboratore alcun potere gerarchico e disciplinare tipico del rapporto di lavoro subordinato"

Adolf mi sta dicendo che non sarò più obbligata a vedere la sua facciaccia tutti i giorni? Mi fa firmare che, finalmente, non sarò in questa gattabuia dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30?

-Ovviamente Luce. Contratto a pre-getto essere aumentato a 700 euri netti. Ora questo richiedere più impegno da te. Non potere fare che dopo 8 ore lavorative, tu correre a casa. Quando lavoro finito, tu potere lasciare Palazzo Kabul. Per pre-getto io necessitare di te tutti i giorni, stesso orario–

Deve essere un bel progetto corposo. Chissà di cosa mi dovrò occupare! Conferenze stampa? Organizzazione di eventi per giornalisti? Pellicce in regalo per tutti?
L'allegato svela l'arcano.

"Progetto allegato.
Mezzi a disposizione: computer
Organizzazione: Si rispettino le consuetudini aziendali"

Il mio progetto di vita lavorativa per i prossimi tre mesi è racchiuso in queste tre righe. Cosa posso fare con il computer nel rispetto delle consuetudini aziendali? Gridare alla Jihad StRagista, inviare il mio contratto a progetto ai giornalisti, presentarmi al lavoro con il badge "stagista a progetto"?

Prima del "getto", prima che i tre mesi finiscano, prima del mio riciclo, la stRage dall'interno la devo tentare. Come da contratto, nel rispetto delle abitudini aziendali.

 

La dea delle stagiste

Arrivano dei momenti nella vita in cui si viene in contatto con entità di ordine superiore. Possono manifestarsi con apparizioni visive, stigmati, movimenti inspiegabili di esseri animati o inanimati, o ancora, attraverso la rivelazione improvvisa di conoscenze ambite.

Ma molto difficile è per l'occhio umano (soprattutto se presbite, astigmatico o daltonico) riconoscere la divinità che si cela dietro una qualsiasi persona comune, soprattutto se il soggetto in questione si trova all'ultimo gradino della scala sociale (1°livello: assunto a tempo indeterminato – 2°: assunto a tempo determinato – 3°: collaboratore a progetto – 4°: collaboratore occasionale con ritenuta d'acconto – 5°: stagista aggratise).

Io però, forse per il mio forte legame con il tema dello stage o per la mia non-voluta  perseveranza in questo limbo, ho avuto la Santissima opportunità di conoscere la Dea delle Stagiste.
Si è presentata al mio cospetto in tutto il suo splendore, brillando di luce propria. Incuteva rispetto ad ogni suo passo e io non potevo fare a meno di piegare il capo in segno di reverenza.

"Piacere sono Ambra, io e Jacopo siamo colleghi… stagisti… ehehehe.
Mi ha detto che anche tu hai fatto il colloquio a Bigghitivvì, la tivvì più famosa in Italì"

"Piacere Ambra, io sono Luce" dico fissandole le occhiaie che cozzano con la divina pelle fiordilatte.
"Oh Luce, avremmo potuto essere colleghe. Io ora lavoro a Bigghitivì, quella che ti dà 5 euro di buono pasto al dì" precisa con voce fioca.

"Uhm. Mi dispiace…ma…come fai ad essere una collega di Jacopo?! Il mio amico non lavora certo a Bigghitivì!"
"Ma perché io sto svolgendo due stage!!! Dalle 8.00 alle 15.00 lavoro per Spremipress con Jacopo, mentre dalle 18 alle 00.00 sono negli studi di Bigghitivì, la multinazionale della tivvì!"

"Due stage?!? Ma cosa dici?? E' illegale!!"
"Sì,  ma non controlla nessuno! E' vero, lavoro 13 ore al giorno… ma così a Spremipress mi guadagno i 500 euri al mese e a Bigghitivì tento il colpaccio della gloria. Il mio Papi ascolta tutti i giorni al tiggì le notizie scritte dalla sua piccolin!"

"Bè sei una ragazza coraggiosa!" penso ad alta voce, soffermandomi sull'herpes della dea lobotomizzata.
"Bisogna tenere duro quando si è giovani, se si vuole una carriera nell'Olimpo della Comunicazione. E poi hanno inventato la DrogheBull che ti mette le ali… che problema c'è!" tuona la dea anemica.

L'incontro con Ambra, la Dea delle Stagiste è stato un miracolo divino. Ogni volta che mi sentirò sfigata, sfruttata e sottomessa potrò pensare: "Sarò anche una stagista in bilico tra stage e stRage, ma sempre meglio di 'sta Ambra farò!"

E ogni sera pregherò la Dea di farmi vedere il suo praticello sempre meno verde, per non accorgermi che il mio, invece, è di uno stupendo marrone cacca.

 

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